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Che nessuno ne abbia mai…
Ho toccato sulla mia pelle, anzi su quella del mio bambino, con quale e quanta difficoltà l’alta valle di Susa si trovi a fronteggiare “emergenze” pediatriche. I centri pediatrici di Susa ed Avigliana chiusi per “mancanza” di numeri, una chiusura sconsiderata che dà adito da anni a continue rimostranze, sempre con un nulla di fatto. Il pronto soccorso di Susa è praticamente alla congestione, con picchi di vero e proprio caos nei periodi di alta stagione. Piccoli, giovani, anziani, tutti lì, a stazionare per ore, i più fortunati su brandine di fortuna nel corridoio del Pronto, i meno “urgenti” parcheggiati nella piccola sala d’attesa. E così unico centro di riferimento pediatrico è l’Ospedale di Rivoli. Lì, siamo stati trasferiti dopo 4 ore a Susa, con il piccolo che accusava una febbre altissima. Rivoli, si entra dal Pronto Soccorso tra malati, contusi e anziani in serio pericolo. Tutti lì “distesi” su letti e barelle di fortuna. All’una e mezza di notte lo portano al 6° piano, nel reparto di Pediatria. Ancora ore di attesa, sperando di essere “il prossimo”, una sola dottoressa che deve seguire il Pronto, ma anche la sala parto, il reparto stesso ed il nido, pronta a correre e lasciare i piccoli pazienti se nel frattempo si presenta un’urgenza. Dalle 16.00 (ora di arrivo al Pronto soccorso di Susa) alle 2.30 (ora della prima vera visita), sempre in attesa di essere assistiti, visitati, che ci sia un riscontro ed un rincuoro. Alle 3.45 ci prescrivono una radiografia, per “presunta polmonite” che poi non c’è mai stata… Riscendiamo ... attraversiamo l’ennesimo corridoio tra malati anche gravi e ricoverati di fortuna … si attende ancora.
Alle 4.30 del mattino il ricovero… Ma tutto bene, alla fine. Però all’Ospedale di Rivoli per i nostri figli non ci sono le attrezzature adatte e si devono adeguare ai “sistemi” degli adulti. C’è da dire che però medici e paramedici, personale infermieristico e non, tutti cercano di dare il meglio, si vede e si legge nei loro occhi la voglia del “far bene”. Una dottoressa per turno, sono in tutto sette più il primario, raramente si ha la stessa referente. E se qualcosa rimane ancora nel dubbio si viene dirottati all’eccellenza (ora) del Regina Margherita. Tre step, tre passaggi … tra paure e preoccupazioni.
Per l’alta valle un sistema sanitario indecente, schifosamente discriminante, al collasso, costretto a fare i conti con le poche risorse economiche regional-governative! “Perché non siete andati a Briançon?”… Una domanda che fa riflettere sul risultato di fallimentari chiusure pediatriche in Valle di Susa!
Rita Quarta
 









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